Terzo settore: Nuove misure di contrasto all’evasione

01 Aug , 13 Terzo settore: Nuove misure di contrasto all’evasione

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 25/E del 31/7/2013, fissa gli indirizzi operativi che guideranno i controlli del fisco, volti a contrastare l’evasione  da parte dei contribuenti e a prevenire eventuali comportamenti abusivi.

Tra i destinatari delle disposizioni contenute nella circolare in esame spiccano anche gli operatori del Terzo Settore, che, in virtù della particolare meritevolezza sociale dell’attività svolta, beneficiano di importanti agevolazioni fiscali e che, quindi, potrebbero essere a maggior rischio di abuso. In sostanza i controlli sono volti a “smascherare” quelle realtà che solo all’apparenza sono “non profit”, nascondendo vere e proprie attività commerciali.

L’agenzia tiene a precisare che i controlli non saranno volti a ” perseguire le situazioni di minima rilevanza in termini di potenziale proficuità del controllo che, nonostante le ridotte dimensioni, assumono evidente rilievo sociale in relazione al contesto in cui operano gli enti, come nei casi, ad esempio, in cui l’attività istituzionale, svolta in via esclusiva, riguardi la formazione sportiva per giovani (scuole calcio, tennis, pallacanestro, ed altre comunque ricomprese tra le attività dilettantistiche riconosciute dal CONI), oppure sia rivolta nei confronti di anziani o di soggetti svantaggiati”.

Non ci sarà un accanimento nei confronti di una specifica tipologia di enti, ma i controlli saranno equamente distribuiti tra le diverse categorie e tra i diversi ambiti di operatività degli enti stessi. Le verifiche saranno mirate soprattutto a:

  1. accertare la reale natura associativa di un ente che si qualifica come tale;
  2. accertare il corretto utilizzo delle agevolazioni fiscali riservate a determinate categorie di attività.

Tra le attività che maggiormente risultano essere a rischio di abusi da parte degli operatori si segnalano:  la somministrazione di alimenti e bevande da parte di ristoranti, bar, pub, birrerie, ecc., mascherati da associazioni culturali o soggetti affiliati ad associazioni di promozione sociale; l’attività spettacolistica da parte di discoteche e locali di intrattenimento in genere, svolta da associazioni e circoli privati, che, in realtà, sono aperti al pubblico; l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici da parte di fittizi circoli culturali.

Per prevenire e contrastare l’utilizzo illegittimo delle agevolazioni fiscali riconosciute agli enti non profit, l’Agenzia delle Entrate si impegna ad una maggiore collaborazione con esponenti del mondo non profit (es. Forum del Terzo settore) sia attraverso tavoli tecnici, sia stipulando protocolli di intesa con gli enti locali, ai quali gli enti non profit si rivolgono per ottenere, ad esempio, autorizzazioni specifiche per lo svolgimento di attività commerciali.

La scia di controlli che coinvolge il panorama del terzo settore non esclude le Onlus. Anche in questo caso le verifiche delle Direzioni Regionali delle Entrate saranno volte ad accertare che le attività in concreto esercitate dai soggetti che formalmente si qualificano “ONLUS” siano effettivamente ricomprese tra quelle ritenute meritevoli dalla normativa di settore, perseguendo esclusivamente finalità di solidarietà sociale. Dunque, non solo controlli formali, bensì di natura sostanziale.

Tra le “Onlus di diritto” i controlli si concentreranno prioritariamente su:

  1. cooperative sociali, che hanno l’obbligo di iscrizione all’Albo Nazionale delle Società cooperative (condizione necessaria per la fruizione dei benefici fiscali);
  2. organizzazioni di volontariato, iscritte ai Registri Regionali o Provinciali del Volontariato.

Nel primo caso l’attività di accertamento avverrà attraverso lo scambio di informazioni sia con le Camere di Commercio, sia con le Direzioni Regionali.

Nel caso delle organizzazioni di volontariato, la collaborazione con gli enti territoriali di riferimento sarà volta a ad intercettare specifici profili di rischio circa lo svolgimento di vere e proprie attività commerciali, non rientranti nei limiti previsti dal D.M. 25 maggio 1995 (attività commerciali e produttive marginali).

Quanto alle società cooperative, infine, l’attività dei verificatori sarà orientata all’accertamento dell’esistenza delle finalità mutualistiche, scongiurando, dunque il ricorso abusivo alla forma giuridica della cooperativa, al solo scopo di fruire indebitamente dei benefici fiscali che, seppur con sensibili restrizioni rispetto al passato, la normativa prevede.

L’analisi e selezione dei soggetti da sottoporre a controllo riguarderà prioritariamente, in base alle disposizioni contenute nella circolare n. 25/E del 31/7/2013, quegli enti che:

  • si qualificano come cooperative, ma non risultano iscritti nel relativo Albo;
  • evidenziano specifici indicatori di rischio, costituiti, tra gli altri, da crediti IVA di importo elevato non giustificati in base al settore di attività o al volume d’affari, da brevi periodi di attività, da evidenti incoerenze degli indicatori gestionali (quale, ad esempio, il costo del lavoro rispetto ai ricavi di vendita) o dall’omessa dichiarazione degli elementi rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore per i soggetti tenuti all’adempimento,

In tale contesto, una particolare attenzione dovrà essere rivolta alle cooperative di produzione e lavoro e alle cooperative edilizie di abitazione.

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