I limiti alla detenzione di partecipazioni e allo svolgimento di attività finanziaria da parte delle Fondazioni

15 May , 13 I limiti alla detenzione di partecipazioni e allo svolgimento di attività finanziaria da parte delle Fondazioni

In merito alla possibilità per una Fondazione di detenere partecipazioni, si ritiene che essa sia possibile nel rispetto delle previsioni statutarie, che tipicamente autorizzano tale attività  a condizione che essi risulti accessoria e strumentale al perseguimento delle finalità dell’ente.

L’attività di assunzione di partecipazioni, inoltre, a seguito alle recenti  modifiche all’art. 132 del testo unico bancario, non risulta essere più un’attività riservata agli intermediari finanziari e pertanto il suo svolgimento, non rientrando nella nozione di attività finanziaria nei confronti del pubblico,  non richiede l’iscrizione nell’albo 106 del t.u. banc. e non è sanzionabile penalmente.

La riserva di attività prevista in passato anche per l’assunzione di partecipazioni societarie, infatti, riguarda oggi esclusivamente l’attività di concessione di finanziamenti. A seguito della modifica legislativa, in particolare, soltanto  la «concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma» rientra  tra le attività finanziarie la cui prestazione è riservata agli intermediari finanziari. Il precedente testo dell’art. 106, invece, ricomprendeva tra le attività soggette a riserva ed esercitabili soltanto da intermediari qualificati e riconosciuti come tali per effetto dell’inclusione nell’apposito elenco generale degli intermediari finanziari ex art. 106 tenuto dalla Banca d’Italia, anche la prestazione dei servizi di pagamento, l’intermediazione in cambi e, appunto,  l’attività di assunzione di partecipazioni.

Al di là delle limitazioni previste dallo statuto e dalla natura dell’ente che tipicamente non svolge attività d’impresa (la gestione di partecipazioni con un organizzazione dedicata e rilevante potrebbe mutare la natura fiscale dell’ente), non vi sono quindi per le Fondazioni limiti specifici nella detenzione di partecipazioni.

Cautele particolari vanno, invece, osservate qualora la Fondazione decidesse di svolgere attività di concessioni di prestiti, considerato che l’attività di concessione di finanziamenti continua ad essere oggetto di riserva di legge e ancora sanzionata penalmente ex art. 132 in caso di esercizio abusivo.

A titolo esemplificativo, rientrano  nell’ambito applicativo della riserva  la concessione di finanziamenti connessi con operazioni di:

  • locazione finanziaria;
  • acquisto di crediti;
  • credito al consumo;
  • credito ipotecario;
  • prestito su pegno;
  • rilascio di fideiussioni, avallo, apertura di credito documentaria, accettazione e girata, impegno a concedere credito;
  • rilascio di garanzie sostitutive del credito e di impegni di firma.

 

Tali attività, ovviamente, sono vietate alla Fondazione non in assoluto ma soltanto nell’ipotesi in cui siano prestate nei confronti del pubblico. Circa la sussistenza di quest’ultima condizione, è necessario che  l’attività sia professionalmente organizzata con modalità e strumenti tali da prevedere e consentire la concessione sistematica di mutui e finanziamenti in favore di un numero potenzialmente vasto di soggetti.

Secondo la giurisprudenza, tuttavia, non deve intendersi per «pubblico» una collettività indifferenziata di persone interessate all’attività finanziaria per scopi che possono essere i più diversi, ben potendosi invece qualificare come «pubblico» anche quello costituito da una limitata cerchia di soggetti operanti in un determinato settore, indipendentemente dalle finalità per le quali tali soggetti chiedono ed ottengono le prestazioni finanziarie.

 

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