Del Progettare

06 Feb , 13 Del Progettare

Questo spazio ha l’obiettivo di superare l’approccio tradizionale all’attività del progettare.

Spesso, nella nostra esperienza professionale di consulenti, ci imbattiamo in sprechi di tempo e risorse causati da un’attitudine discutibile degli addetti ai lavori nel trattare con bandi pubblici, formulari, attività, e partenariati.

Per quanto ci riguarda, crediamo che lo sforzo mentale che accompagna il progettare debba essere prima di tutto una costruzione di senso, eretta sulle fondamenta della logica e sui rapporti di causa/effetto tra gli elementi che ne prendono parte.

Proveremo quindi ad affrontare il vasto tema della progettazione in modo non convenzionale, con l’intento di riportare al centro della nostra attenzione il senso vero di quello che facciamo mentre rendiamo più efficaci le nostre azioni.

Cominciare è sempre difficile. E peggio della pagina bianca c’è solo la pagina già scritta.

E allora proviamo a partire dalle parole e dalla loro origine, proviamo a scrivere un nuovo linguaggio.

“Dal latino PRO-JECTUS: azione di gettare avanti.”

(E’ un po’ da furbi scomodare l’epoca classica per creare immagini evocative? Beh…sì, lo è!)

Gettare avanti. Scagliare qualcosa verso un bersaglio, concentrare gli sforzi verso un obiettivo al contempo ambizioso ma raggiungibile. Fa pensare ad una freccia sulla quale incombe la tensione della corda di un arco teso un attimo prima che la mano dell’arciere la lasci partire. Dall’altra parte il punto nel quale si andrà ad infilzare. Nel mezzo un vuoto fatto di spazio e tempo da percorrere, vento, pioggia ed ostacoli da attraversare e che rischiano di comprometterne la traiettoria.

Gettare avanti. Percorrere territori nuovi, costruire passaggi sicuri, dare senso ed uniformità all’incertezza del futuro e degli orizzonti sconosciuti. Viene in mente un ponte, o una strada, che vengono costruiti pietra dopo pietra per agevolare il passaggio di chi vuole attraversare gli spazi ed arrivare a destinazione; così come per chi vuole sperimentare ed arrivare dove nessuno è mai arrivato a costruire nuove strade e nuovi ponti.

(Quelli che parlavano questa lingua erano chiaramente un popolo di creativi e architetti, di immaginatori e costruttori di significati…gente che si lanciava nell’ignoto!)

Pensiamo però che ci sia qualcosa di più.

Pensiamo che, anche per chi costruiva gli imperi, il prefisso pro fosse riferito a qualcuno (in particolare, oppure a tutti in generale) e che l’azione non si esaurisse in un gesto fine a se stesso. Insomma ci viene da pensare che l’attività di gettare avanti venisse fatta a vantaggio di qualcuno oppure, più semplicemente, con qualcuno.

Insomma ci va di pensare che l’atto del progettare debba avere al centro le persone, collegate tra di esse da un doppio legame: quello che le rende al contempo ideatrici e beneficiarie del Progetto, costruttrici ed abitanti di edifici, costruttrici e percorritrici di strade.

Riportare le persone al centro dell’attenzione, soprattutto per chi si occupa di sociale, non è una questione di filosofia: è un fondamentale orientamento strategico che ha implicazioni importanti sulla performance delle organizzazioni, sul loro valore sociale, sulla loro immagine e la loro capacità di raccogliere risorse umane ed economiche.

In questo spazio continueremo a parlare del progettare – decostruendone e ricostruendone il senso – riformuleremo le regole di una progettazione utile, e forniremo strumenti operativi per metterle in pratica nell’attività di tutti i giorni.

Costruiremo l’arco e la freccia, tenderemo la corda e prenderemo la mira per far partire il colpo.

Prima ancora però proveremo a disegnare il bersaglio.

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