Le agevolazioni fiscali per chi sostiene le start up innovative a vocazione sociale

01 Feb , 13 Le agevolazioni fiscali per chi sostiene le start up innovative a vocazione sociale

Una volta costituita e lanciata, una start up innovativa ha bisogno di risorse finanziarie per crescere.

A differenza di altri Paesi, l’Italia è stata finora caratterizzata da investimenti in capitale di rischio, vitali per accelerare le start up nella prima fase del loro ciclo di vita, molto contenuti.

Ciò ha fortemente limitato lo sviluppo dell’imprenditorialità innovativa, e quindi le possibilità di creare ricchezza e occupazione nel nostro Paese.

Per colmare questo gap negativo, il legislatore è intervenuto introducendo alcune misure agevolative volte a rendere più conveniente l’afflusso di risorse finanziarie a favore delle start up innovative.

 

Le agevolazioni fiscali per gli investitori

 Non solo gli investitori istituzionali ma anche le imprese e i cittadini possono giocare un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle start up innovative.

Tali soggetti, infatti, hanno la disponibilità di risorse finanziarie che potrebbero essere veicolate per capitalizzare l’ecosistema delle start up.

Consapevole di ciò, il legislatore ha ideato alcuni strumenti di natura fiscale, volti ad incoraggiare l’investimento, sia diretto e che indiretto, da parte dei privati nelle start up innovative.

In particolare, l’art. 29 del Decreto Crescita 2.0  introduce per gli anni 2013, 2014 e 2015, una normativa di favore, che consente alle persone fisiche e alle persone giuridiche, rispettivamente, di detrarre dall’imposta o dedurre dal proprio reddito imponibile le somme investite a titolo di capitale di rischio in start-up innovative, sia direttamente che indirettamente per il tramite di investitori professionali specializzati in questo tipo d’investimento.

L’agevolazione fiscale è quindi differenziata in base alla natura dell’investitore.

Se si tratta di una persona fisica l’agevolazione opera con il meccanismo della detrazione dall’imposta; se si tratta di una persona giuridica, invece, il meccanismo è quella della detassazione di una quota del reddito d’impresa.

PERSONE FISICHE: nello specifico, le persone fisiche che apportano capitale di rischio in una o più start up innovative, possono detrarre dall’Irpef dovuta un importo pari:

  • al 25 per cento della somma investita, nel caso di capitalizzazione di start-up a vocazione sociale o di start-up che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico;
  • al 19 per cento della somma investita, nel caso di capitalizzazione di start up innovative diverse dalle precedenti.

Il meccanismo, in concreto, risulta analogo a quello previsto per la detrazione delle spese sanitarie.

 La partecipazione al capitale della start up non deve avvenire necessariamente in maniera diretta, ma può essere anche effettuata per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio, a condizione che si tratti di soggetti che investano prevalentemente in start-up innovative.

Ai fini del calcolo della detrazione spettante, valgono le seguenti regole:

  • l’investimento effettuato nel periodo d’imposta assume rilevanza fino all’importo massimo di 500.000 euro;
  • non si tiene conto delle altre detrazioni eventualmente spettanti al contribuente.

Qualora l’imposta non fosse capiente, l’ammontare, in tutto o in parte, non detratto nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall’Irpef nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo.

 

PERSONE GIURIDICHE: Nel caso in cui l’investitore sia un soggetto passivo Ires, il meccanismo agevolativo, come anticipato, è totalmente diverso.

Per i soggetti passivi Ires, infatti, la norma prevede, sempre per i periodi d’imposta 2013, 2014 e 2015, non la detrazione ma l’esclusione dalla formazione del reddito imponibile di un importo pari:

  • al 27 per cento della somma investita nel capitale sociale, nel caso si tratti di start-up a vocazione sociale o di start-up che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico;
  • al 20 per cento della somma investita nel capitale sociale, nel caso si tratti di start up innovative diverse dalle precedenti.

L’agevolazione riveste grande interesse, in quanto mira a stimolare l’innovazione esogena nei gruppi industriali italiani , sostenendo il processo di innovazione del tessuto produttivo e rafforzando il legame tra medie e grandi aziende del Paese e le nuove micro e piccole imprese ad alto tasso di crescita e innovazione.

Con questa misura, in pratica, viene incoraggiata l’alleanza tra aziende esistenti che vogliono innovare e aziende nuove che nascono proprio perché innovative.

Anche in questo caso l’investimento può essere effettuato sia direttamente sia indirettamente per il tramite di OICR o altre società che investono prevalentemente in start-up innovative,

La differenza rispetto alle persone fisiche, è l’allargamento della platea dei soggetti che possono essere veicolo dell’investimento indiretto: oltre agli OICR è prevista la figura delle “società che investono prevalentemente in start up innovative”.

Altro aspetto rilevante, ai fini della comprensione del meccanismo agevolativo, è il limite posto alla rilevanza dell’investimento ai fini del calcolo della deduzione spettante.

In base a quanto previsto dal co. 5, l’investimento massimo deducibile non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di € 1.800.000.

Al fine di evitare distorsioni del sistema, inoltre, l’agevolazione in esame  non trova applicazione nei confronti né delle imprese start-up innovative  né degli OICR o di altre società che investano prevalentemente in imprese start-up innovative.

Tali soggetti sono immaginati dal legislatore esclusivamente nelle veste di destinatari dei fondi per i quali altri soggetti possono invocare l’agevolazione descritta.

Ne consegue che qualora la start up innovativa si comporti a sua volta da investitore, le somme impiegate non potranno in alcun modo essere agevolate.

L’obiettivo è quello di evitare giochi di scatole cinesi (la start up che investe in un’altra start up che a sua volta investe in una terza start up), finalizzati a moltiplicare in maniera ingiustificata i benefici dell’agevolazione.

L’ultimo aspetto rilevante, riguarda, infine, il vincolo posto in capo all’investitore ai fini del godimento dell’agevolazione.

Tanto per le persone fisiche che per le persone giuridiche viene previsto l’obbligo di mantenere l’investimento nella start up innovativa per almeno due anni.

L’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dall’agevolazione, con le seguenti conseguenze:

  • le persone fisiche dovranno restituire l‘importo detratto, unitamente agli interessi legali;
  • le persone giuridiche dovranno recuperare a tassazione l’importo dedotto, maggiorato degli interessi legali.

Oltre all’ipotesi di cessione parziale o totale della partecipazione, si ritiene debbano considerarsi cause di decadenza dall’agevolazione anche le ipotesi individuate nella C.M. 53/E/2009. La finalità dell’agevolazione in esame, infatti, risulta per certi versi analoga a quella del bonus capitalizzazioni, che mirava a rafforzare il patrimonio delle società,  mediante l’immissione di nuove risorse da mantenere per i periodi d’imposta di applicazione dell’agevolazione.

Dovrebbero, quindi, rilevare come cause di decadenza anche:

  • le riduzioni di capitale sociale, mediante rimborso o liberazione dall’obbligo di eseguire i versamenti ancora dovuti;
  • le distribuzioni di riserve ai soci o la restituzione di somme provenienti dal patrimonio netto.

Non dovrebbero, invece, rilevare le riduzioni di patrimonio netto per effetto di perdite di esercizio.

Ad ogni modo, le modalità di attuazione delle agevolazioni, dovranno essere chiarite da uno specifico decreto che il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, dovrà emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame.

L’efficacia delle agevolazioni, inoltre, è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell’art. 108, par. 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), richiesta dal Ministero dello sviluppo economico.

Ne consegue che le agevolazioni in esame non sono immediatamente efficaci, mancando i provvedimenti attuativi di cui al co.8 dell’art. 29, nonché l’assenso della Commissione europea sulla compatibilità della misura con i principi in materia di mercato comune ed aiuti di stato.

 

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