Quali sono le motivazioni che spingono i volontari ad operare?

30 Jan , 13 Quali sono le motivazioni che spingono i volontari ad operare?

Gli enti non profit sono aziende ad alta intensità di lavoro, dove, quindi, la gestione e l’organizzazione di tale fattore risulta essere un elemento imprescindibile per l’economia dell’ente.

Negli enti non profit, come è noto, è possibile individuare due gruppi principali di risorse umane:

  1. lavoratori dipendenti,
  2. lavoratori volontari.

Le due categorie sono differenziate dalle motivazioni poste alla base del rapporto di collaborazione con l’ente.

Solitamente in ciascuna delle categorie indicate sono sempre presenti una spinta motivazionale di tipo altruistico – sociale ed una condivisione della finalità istituzionale dell’ente.

Nei volontari tale spinta è esclusiva, in quanto essi non percepiscono alcuna retribuzione: godono al massimo di un rimborso spese documentato. Tale spinta è presente, sebbene in forma non esclusiva e probabilmente non prevalente, anche nella categoria dei lavoratori dipendenti, i quali beneficiano di un compenso di tipo economico.

Le ragioni che inducono i volontari ad operare per l’ente non profit sono molteplici, in quanto molteplici sono i bisogni personali dai quali esse derivano. Le motivazioni dominanti comunque sembrano essere[1]:

a)    il desiderio di aiutare gli altri;

b)   il desiderio di avere contatti sociali;

c)    il desiderio di promuovere le finalità specifiche dell’organizzazione.

 

Il desiderio di aiutare gli altri deriva da esigenze di solidarietà, cioè divisione del proprio benessere con il prossimo, di riconoscimento, cioè apprezzamento delle proprie capacità, di conoscenza di esperienze vitali e sociali problematiche e diverse dalla propria, di crescita delle proprie capacità di essere utili agli altri.

Il desiderio di cui al punto b) deriva dalle esigenze di: affiliazione, cioè appartenenza ad un gruppo diversi da quelle abituali; sicurezza, cioè protezione da parte del gruppo; identità, cioè formazione della propria personalità e dei propri confini attraverso il confronto con gli altri; dialogo, cioè confronto con altri individui e altre esperienze di vita; crescita delle opportunità di lavoro.

Il desiderio di cui al punto c) scaturisce da un’accentuata sensibilizzazione agli obiettivi di un’organizzazione, spesso a causa di esperienze vissute (es. familiare malato); a tale desiderio si collegano le esigenze di: promozione delle finalità specifiche dell’organizzazione secondo la propria visione; impegno nella realizzazione di un progetto sociale fortemente sentito dall’individuo; potere di incidere sulla realizzazione di quel progetto; dialogo, cioè confronto con analoghe esperienze di vita.

La comprensione delle diverse spinte motivazionali alla base dell’impegno del volontario risulta fondamentale ai fini del rafforzamento e quindi del mantenimento nel tempo del rapporto di collaborazione con l’ente.



[1] Pearce, J.L., Volunteers – The organizational behavior of unpaid workers London – New York, Routledge 1993, p. 76.

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