Le cose che devi sapere sulle start up innovative a vocazione sociale

30 Jan , 13 Le cose che devi sapere sulle start up innovative a vocazione sociale

 

Hai sentito parlare delle start up innovative a vocazione sociale ma non sai di cosa si tratta? Te lo spieghiamo noi in questo breve articolo.

 

 Le norme che devi conoscere

E’ il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (c.d. Decreto Crescita 2.0) convertito con la legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221, che introduce nel nostro ordinamento la nozione di start up innovativa.

L’obiettivo del provvedimento è quello di rendere finalmente l’Italia un paese attrattivo e ospitale per la creazione e lo sviluppo di imprese innovative, attraverso l’introduzione di una disciplina di favore che interviene su più fronti.

 

 La nozione di start up innovativa

In base all’art. 25, comma 2, del legge sopra richiamata, può essere qualificata come start up innovativa l’impresa che presenta le seguenti caratteristiche:

  • è costituita in forma di società di capitali o società cooperativa di diritto italiano ovvero di società europea;
  • è residente in Italia (ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917) ed qui ha la sede principale dei propri affari e interessi;
  • ha, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • è costituita e svolge attività d’impresa da non più di quarantotto mesi;
  • non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  • i soci, persone fisiche, detengono al momento della costituzione e per i successivi ventiquattro mesi, la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria dei soci;
  • le azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione;
  • a partire dal secondo anno di attività, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro;
  • non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  • possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:
    1. le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 20 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione ;
    2. impiega (come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo) in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;
    3. è titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa.

 

Le start up a vocazione sociale

 All’interno della più ampia categoria delle start up innovative, il legislatore individua uno specifico sottogruppo, quello delle “start up innovative a vocazione sociale”.

Si tratta di start up innovative che, oltre a rispettare tutti i requisiti che abbiamo descritto in precedenza, si caratterizzano anche per svolgere la propria attività in via esclusiva in settori di utilità sociale.

I settori in questione sono quelli indicati all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155:

  • assistenza sociale: ai sensi della legge 8 novembre 2000, n. 328, recante «Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali»;
  • assistenza sanitaria: per l’erogazione delle prestazione di cui al decreto del presidente del consiglio dei ministri 29 novembre 2001, recante «Definizione dei livelli essenziali di assistenza », e successive modificazioni;
  • assistenza socio-sanitaria: ai sensi del decreto del presidente del consiglio dei ministri del 14 febbraio 2001, recante «Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie»;
  • educazione, istruzione e formazione: ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, recante «Delega al governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale»;
  • tutela dell’ambiente e dell’ecosistema: ai sensi della legge 15 dicembre 2004, n. 308, recante «Delega al governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione», con esclusione delle attività, esercitate abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi;
  • valorizzazione del patrimonio culturale: ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»;
  • turismo sociale: di cui all’articolo 7, comma 10, della legge 29 marzo 2001, n. 135, recante «Riforma della legislazione nazionale del turismo»;
  • formazione universitaria e post-universitaria;
  • ricerca ed erogazione di servizi culturali;
  • formazione extra-scolastica: finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica ed al successo scolastico e formativo;
  • servizi strumentali alle imprese sociali: resi da enti composti in misura superiore al 70% da organizzazioni che esercitano un’impresa sociale.

La vocazione sociale che caratterizza queste start up non è un aspetto secondario bensì è un elemento fondamentale della loro natura.

Tipicamente queste imprese si pongono come obiettivo quello di rispondere ad un bisogno della società e non solo ad un bisogno del mercato.

Per questo motivo, i loro modelli di business sono spesso poco attraenti per i finanziatori e presentano un tasso di ritorno sull’investimento più basso.

Le start up innovative a vocazione sociale pertanto, hanno meno possibilità di nascere e svilupparsi rispetto alle altre imprese.

Consapevole di ciò il legislatore, come vedremo in seguito, ha cercato di rimuovere questi ostacoli, prevedendo specifiche norme agevolative volte a rendere più attrattivo l’investimento in queste imprese.

 

Disciplina di favore

Le start up innovative sono destinatarie di una peculiare disciplina di favore (agevolazioni fiscali per i sostenitori, semplificazioni societarie e a giuslavorisitiche).

L’applicazione di tali norme è strettamente collegata al periodo di mantenimento della qualifica di start up innovativa, che segue una disciplina diversa a seconda che si tratti di società di nuova costituzione o di società esistente al momento dell’entrata in vigore della legge di conversione.

In linea generale, le start up di nuova costituzione possono applicare le norme di favore per 4 anni dalla costituzione.

L’art. 31, comma 4, stabilisce infatti che in ogni caso, una volta decorsi quattro anni dalla data di costituzione, cessa l’applicazione della disciplina prevista nella presente sezione, incluse le disposizioni di cui all’articolo 28, ferma restando l’efficacia dei contratti a tempo determinato stipulati dalla start-up innovativa sino alla scadenza del relativo termine”.

Il periodo di 4 anni cessa però di operare, nel caso in cui la start up perda uno dei requisiti previsti dall’art. 25, comma 2.

La regola applicabile alle imprese di nuova costituzione può essere, quindi, così descritta: il regime di favore si applica per il periodo in cui l’impresa è una start up innovativa e comunque mai oltre i 4 anni.

Per le società già esistenti, inveve, trova applicazione quanto previsto dall’art. 25, comma 3 “la disciplina di cui alla presente sezione trova applicazione per un periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, se la start-up innovativa e’ stata costituita entro i due anni precedenti, di tre anni, se e’ stata costituita entro i tre anni precedenti, e di due anni, se e’ stata costituita entro i quattro anni precedenti”.

La disciplina di favore è quindi applicabile:

  • per un periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, se la startup innovativa è stata costituita entro i due anni precedenti ;
  • per un periodo di tre anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, se la startup innovativa è stata costituita entro i tre anni precedenti;
  • per un periodo di due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, se la startup innovativa è stata costituita entro i quattro anni precedenti.

Ovviamente i termini di cui sopra sono quelli ordinari, essendo possibile anche in questo caso che la start up esca dal regime di favore anticipatamente a causa della perdita di uno dei requisiti previsti dall’art. 25, comma 2.

 

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